venerdì, 22 luglio 2005
Il mio professore di religione del liceo mi diceva sempre che il vero pregio delle persone intelligenti è interessarsi anche a ciò che non si condivide. E vi assicuro che ogni anno gli era sufficiente pronunciare quella frase per convincere istantaneamente tutti gli studenti (atei, cattolici o musulmani che fossero) a prendere parte per tutto l'anno alle sue lezioni. Era una sorte di coscienza intellettuale,un dovere critico al quale bisognava dare risposta. E vi assicuro che, intrapreso il percorso, nessuno ebbe mai a cambiare idea. Perchè in realtà la possibilità di sbirciare in ciò che non si condivide è un'esplorazione ghiotta che a volte riserva inaspettate e sorprendenti terre di contatto.



Pubblico qui di seguito un intervento che mi ha colpito, perchè pur muovendosi su un campo che nei miei paramentri è davvero a cavallo del confine della mia condivisione, alla fine, con mia stessa sorpresa, mi ha fatto dire... NON HA TUTTI I TORTI









E' avvilente seguire la stampa, la televisione, l'informazione in genere, piena di discorsi esplosivi di persone del potere, sia del mondo laico che del mondo religioso, che esprimono pareri e giudizi sulle scelte ideologiche che il cittadino semplice dovrebbe ascoltare e seguire.



Quanti si esprimono non prendono atto che pareri così contraddittori e contrastanti hanno come risultato la nascita di una grossa confusione in tutti i cittadini. L'individuo, specie se giovane, deve faticare enormemente per potere valutare con coscienza i giudizi che vengono espressi non solo contraddittori ma troppo spesso anche conflittuali.







E' triste per chi ha scelto di inserirsi nel sociale dover faticare enormemente per portare il giovane a prendere coscienza di quello che deve essere il suo impegno per una realtà autogestionale della sua vita. I valori etici, secondo una linea antropologica, oggi sono terribilmente confusi da prese di posizione di un potere che anziché essere al servizio



reale e concreto di una base pensa soltanto a conservare le sue posizioni cercando di favorire il sopravvento del suo schieramento senza poi preoccuparsi se il risultato favorisce veramente una coscientizzazione del cittadino.







Se poi seguiamo le valutazioni che vengono espresse su una giustizia o meno della guerra in atto in Afghanistan credo sia enormemente difficile arrivare ad una valutazione realistica ascoltando i pareri del potere. Sul piano operativo per far nascere una vera solidarietà sociale vengono usati sistemi e metodologie che non sono più rispondenti alle esigenze dell'uomo.







Il "quod super est date pauperibus" che oggi tradotto risponde "il superfluo datelo ai poveri" non è in linea con lo spirito cristiano originario. Le lettere di San Paolo a questo proposito sono chiarissime e si esprimono in questi termini: "Se ti accorgi che c'è' un tuo fratello che muore di fame, dividi con lui il tuo piatto affinché ambedue abbiate a rimanere un po' di fame ma nessuno dei due abbia a morire".







Guardiamo la realtà di oggi e quanto siamo lontani come mentalità, come cultura e come comportamento dall'originario messaggio cristiano che era una sollecitazione per riscoprire realmente la realtà antropologica dell'essere, fatta di fratellanza e non di carità. Oggi c'è una realtà stupenda nel mondo del sociale: il volontariato. Anziché fuorviarlo da quelle che potrebbero essere le sue vere autentiche mansioni cristiane orientandolo verso una carità ed una attività completamente gratuita venisse orientato ad agire per un vero spirito fraterno e solidaristico, quindi sociale, potrebbe scaturirne un movimento finalizzato alla nascita di una nuova cultura che concretamente darebbe un apporto valido alla evoluzione e ristrutturazione della società.







(don Ulisse Frascali)



Fondazione Nuovo Villaggio del Fanciullo



Celso ed Anna Frascali



Via 56 Martiri 79



48100 Ravenna



Tel. 0544-61083



Fax: 0544-61379
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mercoledì, 06 aprile 2005
Era un po' che non postavo. Un po' che sceglievo l'ombra, l'anonimato del pensiero, il tenermelo per me. Fiducia e condivisione sono in fondo due yo-yo: in certi momenti il filo si fa corto. Ma, ragazzi, è morto il papà. Bisogna entrare in pista, inchino, riverenza, saggio di evangelizzazione e poi si torna a posto. Nessuno può esimersi dal balletto.Allora pensavo di indossare un cappellino di Louis Vuitton, e magari anche un occhiale Chanel avvolgente per far intuire l'acciglio del volto e punteggiato in swarowsky, che da lontano, in mondovisione, fa tanto lacrima hollywoodiana. Per il pernottamento ho chiamato l'olimpico, ho chiesto una matrimoniale (al funerale del papa vuoi mai non inciuciare... c'è mezzo mondo!!) con vista curva sud. Per il viaggio è toppissimo: ti metti sul marciapiede della stazione di Bologna, ti lasci travolgere dalla folla e dopo qualche ora, senza che tu neanche abbia riflettuto sul mezzo da prendere, sei a Roma, in fila per far la foto al feretro (cheese!). Hai presente la corrente del Golfo!? A questo punto il blogger bigotto, quello che ama leggere poesie on-line sul Papa col Gloria in sottofondo, già fabbrica bamboline voodoo con la maglietta preopress. Sono cinico? No. Incollo a caso particolari carpiti nell'estenuante flusso informativo che ci ossessiona in questi giorni. Io del papa ho avuto stima. Nella divergenza di obbiettivi e ideali ho visto in lui un uomo capace di lavorare con intelligenza e umiltà. Uomo tra gli uomini è morto. Silenzio, Cordoglio, Rispetto. Questo è il mio punto di vista. Ma la baraccata dell'evento mediatico è un esercizio di stile degli imprenditori della comunicazione, e poco ha a che fare con la Fede e con Giovanni Paolo II. Anzi, io credo che tutto questo abbia il sapore del paganesimo. Addirittura c'è chi chiede il cuore sui giornali, e si scommette on line sul successore. Il Vangelo parla di soldati che si giocavano la tunica di Cristo ai dadi. Io al caro Giovanni Paolo faccio un cenno di mano, lo saluto con tenerezza, ma anche col sollievo di chi per mesi vedeva un papa stanco, stremato da una politica internazionale dell'arrembaggio e dal susseguirsi di profonde rivoluzioni culturali. E' tempo di riposarsi caro Wojtyla, e ti dico "caspita!" perchè io alla tua età li avrei mandati tutti a fanculo. Allora forse è proprio vero che avevi una marcia in più e che l'hai usata, fino a quasi a fondere la frizione. Riposati Karol e, se davvero esiste un luogo ultraterreno dal quale tu possa continuare a vegliare, fallo, ma solo dopo esserti preso almeno un mese di ferie, perchè, se anche i papi i sindacati non ce li hanno, in qualche modo il tuo diritto a uno stacco deve avere risposta. Saluto l'uomo e il simbolo e con imbarazzo chiedo venia per il grosso varietà che abbiamo messo su: questo mondo fatta a forma di Bonolis ha bisogno di grandi ascolti al prime time, e questa bazza vale più dell'esclusiva sulla notte degli Oscar. Io ti saluterò da casa mia, ora perchè venerdì sicuro mi scordo. Non vengo a spingerti e a strattonarti. Non vengo perchè non mi piacciono i funerali e già comunque nella vita qualcuno te lo devi fare. Non vedo perchè aggiungerne altri. E nel salutarti un'ultima volta ti punzecchio: Se quello che è successo oggi a te, domani succedesse alla persona che sceglierò al mio fianco nella vita, non potrei essere al suo capezzale per vederlo spegnersi e nutrirlo fino all'ultimo col mio amore. Essì perchè se sei gay, non sei parente. E in rianimazione non ci metti piede. Tu accanto hai avuto tutto il mondo, lui non potrà avere me, nè io lui. Pensaci su Giovanni Paolo e appena torni dalle ferie vedi che si può fare... R.I.P.
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mercoledì, 16 marzo 2005
Cassero gaylesbian center presenta venerdì 18 marzo 2005 live disco show MATTHEW HERBERT (djset) BROOKS (live) opening and closing set dj SAKE' vj set by MIZZ PRAVDA lights STRONG first floor music selection by LITTLE FLUFFY LUKE groundfloor start h 23 infoline 3332957200 ingresso 10 euro “L'arte riflette la filosofia di un artista. C'è stata una guerra illegale contro l'Iraq. Se ci sono musicisti che non si pronunciano contro la guerra è facile assumere che siano a favore; se Jennifer Lopez non canta contro la guerra, è chiaro che a lei la guerra sta bene. Un artista esiste sempre in relazione a una struttura sociale e temporale. Come artisti abbiamo la responsabilità di esprimere le nostre opinioni, se contrarie a quelle di George W. Bush e Tony Blair. E' importante farlo, diversamente saremmo complici del problema.” (Matthew Herbert) Musica come intrattenimento, ma anche, e soprattutto, musica come importante e potente strumento di informazione. Questo tratto vale a Matthew Herbert il riconoscimento di uno spessore artistico e culturale tale da renderlo vero e proprio capofila dell’avanguardia elettronica internazionale. Noto per il suo ignorare regole e confini delle convenzioni tradizionalmente associate al genere, Matthew Herbert è uno dei pochi artisti indipendenti che ha scatenato un forte impatto sia sui media che sul pubblico nella sua duplice veste di innovatore e sperimentatore. Come artista discografico sin dal 1996 ha pubblicato musica su diverse etichette sotto diversi nomi, come per esempio Doctor Rockit, Wishmountain, Radio Boy, Mr. Vertigo, Transformer, sotto suo vero nome e anche come Big Band. Negli ultimi anni ha suonato ai festival di Montreaux e al jazz festival del mare del nord, al Centro Pompidou di Parigi, al Blue Note di Tokyo, al Sonar e al Glastonbury, ha fatto da supporto a Bjork all'Hollywood Bowl. Con oltre dieci album di musica scritta e prodotta da lui, ha anche contribuito alla produzione di albums per Bjork e Roisin Murphy, e ha remixato vari artisti come i Moloko, R.E.M., Perry Farrell, Serge Gainsbourg, Yoko Ono, John Cale, The Avalanches e Cornelius. Inoltre ha fondato e gestsce l’etichetta inglese Accidental Records. Ha iniziato a fare musica dagli oggetti all'Università di Exter nel 1990, dove studiava Drammaturgia. Dalle bottiglie, dai vasi e dal contenitore del pepe sviluppò registrazioni di amici, posti ed esperienze, usando efficacemente il campionatore come un diario audio in molte delle uscite di Doctor Rockit e Herbert. Gli strumenti tecnologici diventano quindi nelle mani di Herbert catalizzatori del suo progressivo eliminare il confine tra musica e rumore: laddove i più importanti compositori si avvalgono delle più moderne tecnologie per riprodurre frammenti di musica del passato, Matthew Herbert, forte del suo PCCOM (PERSONAL CONTRACT FOR THE COMPOSITION OF MUSIC,una sorta di apparato normativo autoimposto scritto, dirà lui stesso, con l’intento, il desiderio e la necessità di essere ogni volta originale), si avvale dei campionatori per trasformare il mondo attorno a sé in musica. E questa trasformazione in molti casi parte da quegli oggetti di consumo che la cultura dominante ha trasformato in simboli dell’imperialismo corporativo (cibi di McDonald, vestiti Gap, etc), rendendo la produzione musicale dell’artista britannico lucida e consapevole azione politica. L’astro Herbert farà tappa al Cassero venerdì sera con uno dei suoi geniali dj set, preceduto dalla live performance di Brooks, giovanissimo collaboratore del Maestro, che all’alba del suo ventiduesimo anno già sigla il suo secondo successo discografico. Nella sua musica il fermento dei rave adolescenziali del nord Europa incontra quella collezione di lp (dal gusto decisamente gay – è lui stesso a sottolinearlo) che il papà gli ha lasciato. Il risultato è un accattivante viaggio tra i generi, che miscela senza predilezioni il pop e il vintage, senza rinunciare, in ogni caso, ad un’abbondante energia da dancefloor. Infine, esplorando un territorio di confine tra i videomakers digitali e la sincronizzazione audio/video, Mizz Pravda [www.puta.it] offrirà un immaginario visivo in grado di esaltare il suono della musica elettronica, presentare immagini inedite e video autoprodotti. Un connubio di tecnologie digitali per un vj set d'alta qualità. Raccomandiamo: seguite gli schermi con occhi attenti. Ufficio stampa PreoPress Vincenzo Branà Cell. 338.13.50.949 e-mail vincenzo.brana@gmail.com Per richiesta accrediti stampa contattare il direttore artidtico Bruno Pompa (333.29.57.200) o l’ufficio stampa .
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venerdì, 25 febbraio 2005
Censurata sulla Rivista Cassero, direttamente su preopress, in esclusiva.... LE FUNZIONI DI RATZINGER Iperboli e parabole su gay e libertà. C’è un’innata simpatia tra la comunità omosessuale e il concetto di libertà. E forse più che di simpatia si potrebbe parlare d’identificazione, perché molte delle lotte portate avanti dai gay e dalle lesbiche hanno a che fare col tema della libertà. Protagonista dei costrutti teorici e delle fondamenta della totalità dei regimi democratici, a ben guardare, e soprattutto usando uno sguardo concreto, le forme che la libertà assume nelle culture contemporanee altro non sono che la risultante di una difficile interpolazione tra posizioni e punti di vista a volte molto distanti tra loro. E in un’Italia in cui sventola prepotente la bandiera vaticana questa interpolazione diviene un vero e proprio slalom, tuffo carpiato e avvitamento insieme: da una parte i voti della comunità glbt, ghiotto obiettivo di tutte le forze politiche del centro-sinistra, dall’altro gli abiti talari, la papamobile, l’angelus… E come spesso accade nell’analizzare complesse funzioni matematiche, determinandone flessi e cuspidi, e riconoscendo in esse a sorpresa quando un’iperbole e quando una parabola, frugando nella curva ottenuta dalla suddetta interpolazione, seppur procedendo con certezza ci aspettassimo di dover trovare le parole diritto, conquista, sviluppo, in realtà gli unici asintoti sembrano votati a interessi di natura più biecamente politica. In quest’ottica la parte del matematico la fa un certo signor Josef Ratzinger, purpureo personaggio delle sontuose stanze vaticane, che sembra aver scelto di dedicarsi ai gay, esattamente come la Clerici si dedica alla cucina o la Lambertucci, in un passato a portata di memoria, s’entusiasmava tra flessioni e addominali. Insomma Ratzinger sembra averci scelti come leit motiv, cavallo di battaglia che gli permette, a cadenze regolari, di finire sorridente sulle pagine dei quotidiani. E dire che basterebbe un monosillabo, pubblicato distrattamente tra i programmi tv, a riassumere il pensiero del Cardinale sulla questione omosessuali: NO. Perché a prescindere dai voli pindarici delle argomentazioni e dall’ostinato aggrapparsi ad un Vangelo che a forza di essere tirato da una parte e dall’altra pare più una calza smagliata e deformata, Ratzinger sui gay mette il bollino rosso. Esistono? Sì, forse, e se è così che se ne stiano in un angolo con le mutande saldate addosso, condannati a perenne castità. Insomma in Italia la curva della libertà passa di qui. In Italia se alzandosi al mattino si indossa un bel gonnellone damascato e ricamato in oro e aprendo la finestra si scorgono gli angoli più pregiati della bella Roma, si è a priori più liberi di altri. Liberi di sostenere tesi pericolose e lontane dalla storia e liberi di convincere milioni di persone, sfruttando i canali garantiti a chi sceglie lingerie color porpora. E purtroppo chi nella vita fa di nome Josef Ratzinger può perfino permettersi il lusso (perché l’estrema incondizionata libertà, si sa, è lusso riservato a pochi) di scrivere in documenti largamente diffusi : ‘i gay che ostentano non debbono lamentarsi se poi vengono fatti oggetto di attacchi e violenze’. Insomma nell’ultima strapazzata fatta al Vangelo da Ratzinger sono saltate fuori addirittura le giustificazioni ad atti di discriminazione e violenza, perché se Maometto chiude un occhio sulla sanguinosa guerra santa, Gesù, si evince dalle posizioni dell’alto prelato, lascia correre sui pestaggi dei gay. In fondo se lo sono cercato. Per ogni curva, diceva la mia insegnante di matematica al liceo, è necessario determinare i cosiddetti punti critici. Io, in questa strana interpolazione chiamata libertà, ne ho individuati alcuni: 1- Nel 1648 i trattati di Westfalia posero fine in Europa alla Guerra dei trent’anni, ed esclusero la Chiesa dallo scenario politico europeo, riconsegnandola così provvidenzialmente alla sua più profonda vocazione di madre e maestra dei fedeli sul piano spirituale e non invece su quello delle concrete scelte politiche, che spettano all’autonomia degli Stati sovrani rivolti ad assicurare e garantire a tutti i cittadini sempre più certi e più ampi diritti sociali e umani. 2- La “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” del 1948 afferma che “ogni individuo ha diritto alla realizzazione dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità”. 3- Il 13 gennaio 1998, Alfredo Ormando, uno scrittore siciliano che non nascondeva la sua omosessualità e che aveva alle spalle un tormentato rapporto con la Chiesa, si è dato fuoco in Piazza San Pietro per protestare contro l'atteggiamento della gerarchia cattolica nei confronti delle persone omosessuali. Dieci giorni dopo Alfredo moriva per le ustioni riportate in seguito al suo gesto disperato. Hanno cercato di ignorare il fatto (gli organi di stampa vaticani non hanno mai trattato l'argomento). Hanno cercato di falsare il contenuto delle lettere trovate accanto al suo corpo (il portavoce della sala stampa vaticana è arrivato a sostenere che in esse non emergeva alcun legame tra il gesto di Alfredo e la sua omosessualità). Si sono chiusi in un imbarazzato silenzio quando i giornali di mezzo mondo hanno pubblicato una copia di quelle stesse lettere che Ormando, per prudenza, aveva deciso di spedire prima di suicidarsi. Poi un ricordo: la mia insegnante di matematica del liceo, la stessa di prima, quando ci chiamava alla lavagna a fare uno studio di funzione pretendeva nella rappresentazione grafica non una perfezione giottesca ma sicuramente la corretta rappresentazione di paramentri facilmente riconoscibili dall’osservazione dell’equazione che rappresenta la curva. “Almeno questo!” esclamava, facendo intendere che il nostro futuro nella comprensione e nello studio della materia dovesse avere questo obbiettivo tra i fondamentali. Sbruffavo, ma aveva ragione, perché oggi mi accorgo che chi disegna una curva, ad esempio quella che qui abbiamo chiamato libertà, soprassedendo, con esplicita malafede, su punti che con certezza ad essa appartengono, fornisce, consapevolmente, una distorta rappresentazione dell’uomo, del suo essere prodotto di una storia e di una cultura, del suo possedere, punto tra i punti, precise coordinate che lo pongono in relazione al suo tempo e agli altri uomini.
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mercoledì, 23 febbraio 2005
E' morto Renzo Imbeni. Per Bologna un sindaco storico, ma soprattutto un galantuomo. La sua elezione a primo cittadino coincideva, nel 1983, col mio arrivo nelle terre felsinee. Mi lasciavo alle spalle il cratere del Vesuvio, così caldo ed energico, quasi una divinità al di sopra di qualsiasi ordinamento politico o sociale. Giungevo piccolissimo in una città tutta da esplorare. E sin da subito in tv e sui giornali conobbi quel viso, quel sorriso celato sotto quei baffi che tanto rassicurano, eredità di un'iconografia fatta di ideali per i quali si era pronti a lottare. Renzo Imbeni è stato il mio primo voto consapevole: lo volli mio rappresentante in Europa, pur addolorato dall'ipotesi di non incrociarlo più nelle vie del centro. Repubblica lo ricorda come un gentiluomo, il sindaco per bene, e giustamente riporta alla memoria i tragici momenti della strage della stazione in cui, braccio tra le braccia e cuore tra i cuori, Renzo Imbeni seppe tirarsi su le maniche, rimanendo indelebilmente marchiato dal doloroso sangue della sua città. Di recente la sinistra lo ha esluso dai giochi e lui, vero signore della politica (perchè intelligenza e umiltà sapientemente dosate rendono a un uomo la signorilità) seppe piegare la testa. Che questa sinistra, così iuncerta e lacunosa, fuomosa nelle radici e nelle mete, sappia considerarlo un modello. Per me lo è stato.
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sabato, 19 febbraio 2005
Dissonanze 05 . Preview Il 19-20-21 maggio 2005 torna Dissonanze. ___________________________________ La 5a edizione del festival si svolge in primavera e, proprio come la primavera, porta con se delle novità: Dissonanze 05, infatti . ha scelto una nuova, grande, affascinante location, il Palazzo dei Congressi dell’EUR, dove si stabilisce per i prossimi 3 anni. . ha in programma una serie di speciali approfondimenti su tendenze, scene, generi. . ha ideato un nuovo ciclo di incontri e workshops con gli artisti all’Università di Roma. . ha scelto una comunicazione visiva che è contemporaneamente un opera autonoma di creatività Parallelamente, Dissonanze 05 conferma la sua caratteristica più significativa, la volontà di ricerca e di promozione della musica più sperimentale e di quella più dance. E come nelle edizioni precedenti, il programma prevede esclusive e anteprime, e, soprattutto, collaborazioni inedite e produzioni originali commissionate proprio da Dissonanze. La line up include già: Location tba . 19 maggio . night . speciale omaggio a Giacinto Scelsi: matmos . alter ego Palazzo dei Congressi, EUR . 20 e 21 maggio . night . facciata . speciale interazione architettura-media art: the light surgeons . teatro . speciale immersione: granular synthesis . ryoji ikeda . thomas köner . salone della cultura . speciale minimal techno: magda . ricardo villalobos . richie hawtin . salone della cultura . speciale dirty&electro pop: jamie lidell . tiga . terrazza . speciale homegroove italia: eclat . wang inc . x-coast . gianvenuti & dj stile . . terrazza . speciale olanda: umatik . speedy j Università . 19.20.21 maggio . day . speciale incontri e workshop con gli artisti. Ma è davvero probabile che altre conferme saranno comunicate nelle prossime settimane... Per tutti gli aggiornamenti www.dissonanze.it .............................. promozione dissonanze 05 giulia.baldi@virgilio.it 0039 335 7042874
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giovedì, 17 febbraio 2005
!!CAMPING AT VOLKSBÜHNE!! bpitchcontrol-allstar-team friday, 11.03.05 20:00 entry main-stage / start 21:30h: labland-showcase by pfadfinderei &modeselektor sascha funke kiki paul kalkbrenner live ellen allien tomas andersson live housemeister visuals: pfadfinderei =================== roter salon / start 23h sylvie marks timtim live feadz modeselektor dj-team bpc allstars from the mainstage visuals: steffi & steffi advance tickets available now
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giovedì, 17 febbraio 2005
Una cura per i gay... Per fortuna di tanto in tanto c'è qualcuno che si occupa di noi, che non ci fa sentire soli. Ieri su Libero leggo che a Milano sono stati organizzati dei corsi per curare i gay... pardon, gli omosessuali che in questo caso è un termine più scientifico e adatto rispetto a "gay" che in inglese vuol dire "felice, gaio", e si sa che la felicità non ha bisogno di cure. A organizzare il corso terapeutico ci pensano i "Living Waters", associazione di ex gay cristiani nata nel 1990 negli Usa e che si è subito ramificata nel Canton Ticino: «L'omosessualità è una condizione non normale: per questo c'è speranza. (...) Non sarebbe etico dire a chi si rivolge a noi "Rimani così come sei". Non gli si offrirebbe nessun appiglio». Bisogna subito dire che non è la prima volta che ci dedicano così tante attenzioni e premura: anche i nazisti ci consideravano malati e come terapia ci mandarono in ferie in quel meraviglioso luogo termale conosciuto più volgarmente come "campo di concentramento". In particolare un medico danese delle Ss, Karl Vernaet divise gli internati in tre categorie: "Incalliti" (che amano lavorare a maglia e ricamare), "Irrequieti" (che oscillano tra virilità e indifferenza omosessuale) e "Problematici" (recuperabili sotto l'aspetto psicologico). La prima categoria fu la fortunata cavia della cura che consisteva nell'incidere la cute dell'addome per inserirvi una dose massiccia di testosterone, peccato che l'80% degli operati moriva e il 20% non presentava sintomi di guarigione! Più recente e tecnologicamente avanzata è stata la pratica dell'elettroshock: ai malati di omosessualità venivano date forti scariche elettriche abbinate a immagini di uomini nudi per indurli ad associare il desiderio al dolore. Anche in questo caso non si sono ottenuti gli effetti desiderati, tranne delle meravigliose cotonature ai capelli. L'unica pratica di immissione di elettricità che tollero è la "elettrocoagulazione", una tecnica di depilazione definitiva che consiste nell'infilare l'ago per ogni pelo e darci delle scariche elettriche per poi estirparlo con la pinzetta... che certe volte il pelo è così traumatizzato che dice «basta, me ne vado via da solo». Dopo le sedute tornavo a casa così elettrizzata che il forno a microonde si accendeva al mio passaggio. Ma queste sono sofferenze volontarie, non imposte, e come diceva il grande Edoardo De Filippo: «Siamo nati per soffrire e ci riusciamo benissimo». Prima che si dedicasse a una nuova professione, a un nuovo look e a un altro tipo di "Bisturi", anche la nostra ex Presidente della Camera, l'on. Irene Pivetti, propose la castrazione per curare le devianze sessuali e a me personalmente in una puntata di Porta a porta la somministrazione forzata di ormoni maschili per farmi ritornare ad essere "socialmente accettabile". La notizia del seminario terapeutico dei "Living Waters" non sarebbe dunque tanto novità se non fosse per il contesto storico in cui si inserisce: il 2005. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (per quanto ne dicano questi missionari dell'eterosessualità) da oltre 30 anni ha bandito l'omosessualità tra le malattie, numerose associazioni in tutto il mondo lavorano per una piena accettazione e per l'acquisizione dei diritti civili, la società tutta sta diventando sempre più aperta alla comprensione e all'ascolto. Certo, ci sono ancora genitori che quando il proprio figlio confessa di essere gay gli dicono: «Tesoro, ma stai vedendo uno psicologo?» E lui: «No, mamma, però mi sto vedendo con un tenente della Marina». Ci sono ancora genitori che dicono: «Ma come, sei gay? Ma non potevi diventare tossico come tutti gli altri tuoi cugini?». Il nome della terapia (che usa altri mezzi rispetto al passato forse perché li considera un tantinello meno illegali) è "Delta" da "deltaplano" poiché secondo gli organizzatori «è la terapia che conduce verso l'alto ma il vento è l'aiuto di Dio»: mi auguro solo che questa spinta non sia l'indurre al suicidio, far sentire malato e colpevole una persona solo perché gay. In questo sono riusciti a superare anche lo stesso Pontefice il quale aveva dichiarato che un gay che non pratica può aspirare alla santità, infatti ai Living Waters «non basta l'astensione dalle pratiche omosessuali (...) si impara a non erotizzare il bisogno». Il trionfalistico articolo su Libero annuncia già oltre 1000 casi "risolti": rimane solo da "risolvere" il caso psicologico di chi è ossessionato dal bisogno di ridurre la libertà e la felicità altrui. di Vladimir Luxuria (mercoledì 16 febbraio)
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giovedì, 20 gennaio 2005

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Bologna guarda all’Europa, accelera la sua corsa e sceglie la musica per dialogare con le grandi capitali. E malgrado soffra della scomparsa, seppur temporanea, di quelle che erano ormai divenute le sedi cittadine dell’avanguardia in ambito sonoro, caparbia non rinuncia ad un’ offerta artistica di alto profilo, creando, e questo è senz’altro motivo di plauso, un circuito tra le sedi metropolitane dell’intrattenimento, in cui si fanno da parte le dinamiche concorrenziali a favore di un’attenzione ai bisogni di un’utenza a caccia di contenuti. Si apre così questa sera un week-end all’insegna della musica elettronica, tre notti di sonorità distanti dalla banalità e dal commercio di massa. Primo appuntamento questa sera al Teatro Polivalente Occupato (noto ai molti come Tpo) di via Lenin. Maestro di cerimonie sarà Abe Duque, al secolo Carlos Abraham Duque Alcivar, dj e producer di nascita ecuadoriana ma naturalizzato a New York, nelle cui mani scorre un’arte intensa e versatile che con sapienza ed eleganza coniuga le sonorità ambient, techno, downtempo, house, latin electronic jazz. Come produttore ha lavorato assieme a Richard Dorfmeister, Jimmy Tenor, John Selway, Patrick Pulsinger ed ha partecipato alla produzione dell’ultimo album di DJ Hell, NY Muscle, ed a quello recente di Blake Baxter, Poetry Album. E un tale esordio non poteva che richiedere una degna continuazione: sarà il Kinki club di via Zamboni, proprio ai piedi delle due torri, che, nell’attesa di soffiare le sue trenta candeline, ospiterà  sabato sera a partire dalle 23 il pregiato dj set di Tiefschwarz, una sigla in grande ascesa nel panorama della club culture internazionale. La band è composta da due fratelli di Stoccarda, Ali e Basti Schwarz, da sempre affascinati dalle atmosfere più sensuali e notturne del contesto ritmico house e dal musicista Peter Hoff. Sin dalla fine degli anni ’80, Ali e Basti vengono apprezzati come ottimi dj grazie alle eleganti e mai scontate selezioni con cui si propongono in giro per la Germania. Inoltre il mercato li conosce per la qualità delle loro produzioni e dei loro remix, brani che tracciano  un affascinate geometria di suoni elettronici, quasi un ricamo, mai scontato e di indubbia natura artistica. Infine la domenica ci conduce al Cassero, in via Don Minzioni, entro quelle antiche mura che furono in antichità un deposito del sale e che ora si propongono alla città come vero e proprio tempio della musica elettronica. High Qwality House il titolo della serata che come ogni settimana presenta importanti firme del panoramo contemporaneo europeo. Ma per questa volta non si valicano le Alpi e si giocano due assi nostrani. Esperimento a quattro mani quindi per dj Sakè e dj Frog-ette, coppia di purosangue della fiera scuderia casserina. Quattro piatti e due mixer lavoreranno contemporaneamente per fondere due energie di natura diversa tra loro, ma entrambe ormai protagoniste della scena clubbing cittadina. Da un lato Michela Paolucci, aka Frog-ette, le cui sonorità innestano veri e propri panorami cinetici, pervase come sono di un’energia che attinge a piene mani dall’Europa centrale e che con misura si miscela grazie a un sapere tecnico di rarà qualità. Dall’altro Andrea De Paolis, aka Saké, che a una profonda conoscenza dei generi musicali coniuga  classe e virtù tipiche di colui che degnamente indossa le vesti dell’artista.
 


 

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mercoledì, 19 gennaio 2005

E frugando un  po' scopro che

PEPE BRADDOCK

Parisian producer and DJ Pepe Braddock creates beautiful music, straight up. Initially a jazz-funk guitarist, Pepe got into electronic sounds in the early '90s, incorporating elements of jazz and dub into his house and techno sounds. Under the name of Trankilou, he created a couple of gorgeous releases, but it's with more recent songs such as "Deep Burnt," "Ghost" and "Life" that Braddock sounds as though he's really hit his stride. 

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